Leggere le menti

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Siamo sul finire degli anni Settanta.
Sarah ha 14 anni e fin dal giorno della sua nascita
le braccia dello psicologo David Premack l’hanno accolta
e accudita teneramente. Sarah ha convissuto a stretto
contatto con lui, vagando tra i laboratori del Missouri,
di Santa Barbara, e infine della Pennsylvania.

I tempi sono ormai maturi, secondo lo psicologo,
per testare fino a che punto possono spingersi
le facoltà intellettuali di quell’amica che
sembra comprendere così  bene
ogni suo gesto.

Ogni azione che vada dal bere un caffè, all’organizzare
una conferenza, è dettata da desideri, intenzioni,
percezioni, credenze sul mondo…

Sarah possiede una teoria della mente?
Sarah intuisce cosa può voler dire essere David?

Quella domanda, formulata ormai quasi quarant’anni fa,
racchiudeva implicazioni importanti sul nostro modo
di concepire il mondo animale: Sarah,
infatti, era uno scimpanzé.

I risultati, dapprima positivi, furono poi criticati
e smentiti da una serie di altri studi, fino a essere
rivisitati in tempi più recenti da Call e Tomasello.

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Ma cosa significa
possedere una teoria della mente?

Significa essere in grado di concepire le azioni
proprie ed altrui come causate da ciò che i filosofi
chiamano stati mentali. Vuol dire comprendere che se
Marta afferra il bicchiere colmo d’acqua e lo porta
alla bocca lo fa perché intende bere, che se Elia
sfoglia riviste di architettura con case da
sogno probabilmente desidererebbe soggiornarvi,
che se Alice indossa maglione, guanti e berretto di
lana prima di uscire di casa, lo fa perché crede
che la giornata sarà piuttosto fredda. 

Secondo alcuni filosofi e psicologi, fra tutti gli stati
mentali che un soggetto può possedere, uno in
particolare va considerato un fenomeno
puramente mentale: la credenza.

 Le credenze sono le nostre idee sul mondo.

Ho una credenza quando credo che fuori ci sia il sole
o che nella dispensa ci siano le mie fette biscottate
preferite. Le credenze, però, possono deluderci:
sul mio letto appena sveglia posso credere
che fuori ci sia il sole e rimarrò amareggiata,
alzando la tapparella, nel constatare che sta piovendo;
posso credere che nella dispensa ci siano le mie fette
biscottate preferite, mentre la realtà è che  il mio
coinquilino si è fatto una scorpacciata
e le ha fatte sparire.

Proprio perché possono essere false, non coincidenti
con ciò che effettivamente accade nel mondo,
le credenze sono considerate fenomeni
puramente mentali, indipendenti dalla realtà.
Solo se un soggetto è in grado di concepire
le azioni altrui come causate da questo
tipo particolare di stato mentale,
allora può essere considerato un esperto
mindreader, lettore delle menti.

Secondo Call e Tomasello, allo stato attuale della ricerca,
ciò che distingue gli uomini dagli scimpanzé,
per quel che riguarda la comprensione delle menti,
è il fatto che noi uomini, a differenza degli scimpanzé,
interpretiamo le azioni altrui come guidate dalle
credenze sul mondo che ciascuno intrattiene
e che queste, anche se false, sono ciò
che guida il comportamento. 

I bambini acquisiscono appieno questa capacità
intorno ai 4/5 anni, salvo imprevisti nello sviluppo.

A cosa serve possedere una teoria della mente?

Come in ogni ambito della scienza,
il possesso di una teoria sul mondo permette non
solo di spiegare i fenomeni ma anche di predirne di nuovi. 

Se so leggere le menti, se riesco a capire cosa frulla nella loro mente
sarò allora in grado di prevedere le loro mosse future. Questa è
un’abilità estremamente importante, secondo alcuni
filosofi addirittura necessaria, per cooperare.

Se ti concepisco come un soggetto dotato di mente,
nel momento in cui ti vedo fare grandi sforzi
per sollevare un’imbarcazione spiaggiata,
penso che tu abbia l’intenzione di spostarla in mare.
A questo punto posso avvicinarmi e, anche senza
proferire parola, darti una mano a sollevare
quel guscio di legno pesante
fino a riporlo in acqua.

Più la mia teoria delle menti è sofisticata,
più le azioni cooperative di cui sarò capace saranno
complesse, da un semplice porgere una bottiglia
d’acqua ad un amico che si dirige assetato
verso il frigo, fino ad organizzare un viaggio
con mio fratello, aprire un ristorante con il mio
compagno, fondare un’Associazione
sulla base di valori condivisi. 

Come si può arricchire la propria teoria della mente,
la comprensione della mente propria ed altrui?

 I romanzi costituiscono un serbatoio di modelli
della mente: leggendo possiamo metterci nei panni
di un narcos colombiano, di una madre di famiglia,
di un malato psichiatrico;  possiamo soffrire come loro,
addossarci le loro preoccupazioni, fremere per
i loro desideri, tremare per le loro intenzioni,
indossare le loro visioni del mondo. 

Ma senza doverci  immergere in universi di finzione,
i contatti quotidiani con persone che la pensano
in modo diverso da noi sono ciò che modella
e forgia la teoria della mente di ciascuno,
a partire da quell’universo
di microcosmi psicologici che è la classe. 

Alessandro, 6 anni, ha un desiderio:
ottenere quell’invitante pacchetto di caramelle
all’altro capo della stanza. Il percorso per raggiungerlo,
tuttavia, è tortuoso: ci sono degli ostacoli da superare,
dei ‘no’ da con cui fare i conti per ottenere
il bottino desiderato.

Il modo in cui Alessandro supererà le difficoltà
dipende da come, nella sua vita quotidiana,
è abituato ad affrontare situazioni del genere.

Immaginiamo che la mamma di Alessandro
ceda facilmente alle richieste del figlio. È sufficiente
che lui provi ad insistere un po’ – Dammi le caramelle,
per favore, per favore, per favore!- oppure ad avanzare
piccoli ricatti – Niente caramelle? E allora io non mangio più!-
per ottenere ciò che vuole. Alessandro conosce bene
la psicologia di sua mamma e sa che così facendo
vedrà realizzati i propri desideri.

Cosa accadrebbe, però, se un giorno Alessandro
dovesse riuscire ad ottenere qualcosa da
una persona che non cede
facilmente alle sue richieste?

Alessandro in quel caso sarebbe frustrato, bloccato,
impotente. Non saprebbe come interagire
con quella persona perché una psicologia
diversa da quella della madre è per lui inconcepibile.
Non pensa che ci possano essere modalità
relazionali differenti, maniere diverse
di affrontare una stessa situazione. 

Se presentate in classe, situazioni del genere
hanno un indubbio vantaggio: Anna, la cui madre
non cede facilmente ai ricatti, potrebbe suggerire
ad Alessandro di provare a spiegare le ragioni
del suo desiderio – Mamma, ho terminato
tutti i compiti per domani, mi piacerebbe tanto
potermi concedere una ricompensa, oggi non
ho mangiato nessuna caramella…-.

In questo modo Alessandro capirebbe
che non tutte le persone ragionano allo stesso
modo e che uno stesso comportamento
(il concedere la caramella) può dipendere
da sollecitazioni psicologiche diverse: la sua
teoria della mente acquisirebbe nuovi dati
e gli permetterebbe  di far fronte a un
maggior numero di problematiche
relazionali.

Ogni bambino è portatore di idee sul mondo
che possono essere molto differenti: mescoliamole,
facciamole scontrare, portiamole allo scoperto
per arricchirci tutti!

Marianna Brescacin

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