Argomenti a cucchiaiate!

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Succede che in una terza elementare, dopo un’ora di filosofia coi bambini
trascorsa ad aprire e esplorare nuovi scenari, mondi e possibilità sulla natura
di un oggetto piccolo e apparentemente innocuo come un cucchiaio,
F., 7 anni, risponda decisa e fiera: 

«PER ME UN CUCCHIAIO È UN CUCCHIAIO!» 

Ne dedurremmo, in maniera affrettata, che forse F. non riesce andare
oltre alle sue certezze, che
 ha bisogno di aggrapparsi alla realtà
così come la conosce o che
 ha una mente più analitica
che metaforica. 

In realtà questa risposta tautologica di F. può essere vista anche
da un’altra prospettiva: i bambini vanno alla ricerca di definizioni
della realtà che li circonda per sentirsi al sicuro. Quindi F. può essere
lasciata in pace, anche se, allo stesso tempo, la necessità di insegnare
ai bambini a “ragionare con la propria testa”, ad avere una “mentalità
aperta” e “non fermarsi alle apparenze” è diventata un must
per genitori e insegnanti. Chiediamoci, però, cosa significa
ragionare e avere una mente aperta. 

Ragionare, probabilmente, vuol dire qualcosa come: non accettare
passivamente nozioni e dimostrazioni definitive e impersonali.
Ragionare vuol forse dire soprattutto saper argomentare. 

Nella vita quotidiana tutti noi argomentiamo quando, a partire da enunciati
che fungono da premessa, deduciamo un enunciato che ne costituisce
la conclusione. “La carne fa male, quindi ho deciso di essere 
vegano”. Insomma, chi non ha mai difeso una propria
tesi di fronte a uno o più interlocutori? 

Molto meno semplice sembra saper ricorrere all’argomentazione di fronte
a situazioni che vedono la nostra razionalità esercitarsi su premesse discutibili,
passaggi controversi e problemi complessi. Mentre in una dimostrazione logica
le premesse sono necessarie ed evidenti (A=B, B=C quindi A=C), la difficoltà vera 
del ragionamento argomentativo sta nel muoversi in un contesto in cui
le premesse sfuggono al calcolo e sono solamente verosimili
o probabili e dunque per arrivare alla conclusione
è necessario ricorrere all’immaginazione.

Allenare la disciplina dell’argomentazione, già, ma come? 

Non proponiamo ai bambini simulazioni di dialoghi socratici
o più o meno fasulle dispute retoriche, ma esercizi, allenamenti
a rinforzo dell’immaginazione. Essere allenati a immaginare alternative
allo status quo è la base imprescindibile per la costruzione di buone
argomentazioni: a partire dalle stesse premesse si dedurranno
conclusioni che saranno tanto più ricche quante
più possibilità saranno già state vagliate! 

Si tratta del modus operandi del ragionamento filosofico,
che agisce sospendendo principi noti e ragiona in contesti incerti,
immaginando possibilità su possibilità. Dopotutto, le grandi rivoluzioni
scientifiche si sono verificate quando qualcuno (Galileo, Newton, Darwin…)
ha “osato” mettere tra parentesi la visione del mondo per vagliare
nuove possibilità, arrivando così a nuove conclusioni
proprio attraverso l’argomentazione. 

Compito in classe: 

Dimentichiamoci il disegno libero e le consegne aperte nei temi,
piuttosto presentiamo ai bambini delle situazioni che abbiano già vincoli
e premesse (un cane in mezzo al mare? Un cucchiaio nello spazio? Un dinosauro
in discoteca?) al fine di permettere loro di arrivare, utilizzando l’immaginazione,
a fornire un proprio contributo originale alla realtà.

Sofia Iacomussi

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