Narrare per istinto

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Lungometraggi, opere teatrali, romanzi,
sogni, fantasie, immaginazioni.
L’universo
dell’uomo è costellato di narrazioni.
Non per scelta, ma per istinto.

Quale vantaggio trae l’uomo dall’aver
impresso nei propri geni la narrazione?

Non c’è luce. Una scala a chiocciola, instabile.
Lo devo fare. Mi avvicino alla scala, travolta da una folla agitata.
Un vortice sibilante, e salgo. Le mani afferrano il corrimano.
Il capo chino, gli occhi contratti nel tentativo di mettere
a fuoco il terreno sotto i piedi. Vacillo nella disperata
ricerca di un appoggio. Avanzo, affronto gli scalini,
uno dopo l’altro. Sfioro l’abisso a ogni passo.
Devo proseguire, non posso fermarmi.
La folla spinge, il tempo scorre,
i muscoli s’irrigidiscono.
La scala non finisce…

I sogni sono narrazioni istintive, racconti fantastici
che viviamo 
in prima persona, sudando,
palpitando, fremendo.

Fermatevi, chiudete gli occhi e cercate di ricordare
un paio di sogni che vi sono rimasti impressi. Le trame
che andavano dipanandosi presentavano circostanze
che non fareste fatica a definire problematiche?

Secondo Gottschall (2014) le narrazioni oniriche
sono
simulazioni di situazioni problematiche.
 Esse ci sbattono
davanti agli occhi una cruda e allucinata realtà, ci costringono a
fare i conti
 con i sì e con i no, con porte aperte e chiuse,
senza chiedere permesso.

E poi ci sono altre narrazioni: fantasie che invadono
la quotidianità di quasi ogni bambino, quando
 inventa storie,
racconta, le mette in scena, in un flusso
 di coscienza irrefrenabile,
un fiume in piena senza argini, né barriere.

Togli a L. la macchinina blu con cui sta sfrecciando
sui banchi 
di scuola e una nuova invisibile
macchinina apparirà tra le sue mani.

Giocano i bambini stipati nei campi profughi, mentre i genitori
fissano l’orizzonte con lo sguardo assente. Gioca nella grotta, casa
improvvisata, la piccola Setsuko di
La tomba delle lucciole,
mentre il Giappone brucia sotto le bombe al napalm.
Giocavano i bambini di Auschwitz.

Così come i sogni, il gioco immaginativo
 dei bambini
è automatico e insopprimibile. È, come si diceva, un istinto.

Come ricordate i vostri giochi infantili?

Probabilmente come attività paradisiache,
incontaminati
loci amoeni, cieli azzurri senza nubi.

Eppure, tutte le 360 storie raccontate da bambini in età prescolare
e raccolte 
da Appelyard (1990) mettono in luce il
carattere
problematico
, a tratti tragico,
 delle fantasie infantili:
da treni che travolgono gattini e cagnolini a coniglietti
che giocano con il fuoco e incendiano la propria casa,
passando
 per truculente uccisioni di streghe
malvagie e banchetti
 macabri
di spietati cacciatori.

Le scimmie sono salite in cielo. Sono cadute.
Ciuf-ciuf trenino in cielo. 
Sono caduto nel cielo nell’acqua.
Sono salito nella mia barca
e le gambe mi facevano male.
Papà è caduto dal cielo.

A metà mattina tutti si alzano, si mettono i guantoni
da boxe e combattono.
Uno dei ragazzi si prende un pugno
in faccia e inizia a sanguinare.
 Arriva un’anatra e dice:
<<Arrenditi!>>

Sutton-Smith, 1986

Qual è il vantaggio evolutivo
dell’
istinto di narrare?

Kate Oatley (2008) offre un’accattivante teoria:
facendoci vivere
 continuamente situazioni problematiche,
le narrazioni sono come simulatori 
di volo. Questi ultimi
preparano i piloti per missioni reali, le narrazioni
preparano gli uomini ad
affrontare
i problemi della vita
.

Siamo grati all’evoluzione per averci dotato
dell’istinto di narrare! Fine della storia? Dipende…

La natura ci ha fatto un dono, ma sta a noi
accettarlo passivamente o farlo fruttare.

Bolt correva più veloce dei suoi compagni di cricket
anche senza nessun allenamento. Ma Bolt non si è accontentato.
Ha deciso di allenarsi, ha sudato, faticato ed è grazie alla sua
costanza e tenacia che si è meritato il titolo di più grande
velocista di tutti i tempi.

Alleniamoci a narrare! Creiamo storie, esploriamo
mondi
 possibili, escogitiamo soluzioni per rendere
felici bimbi soli
 su isole deserte, immaginiamo strade
per evitare ostacoli
 che si frappongono ai nostri obiettivi.

E quanto prima inizieremo, tanto meglio sarà!

Marianna Brescacin

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